Perchè si legge? serve? a cosa? cosa si legge? come? quando? e se doveste far leggere qualcuno? cosa direste?
Siamo ormai alla iv parte…. Buona continuazione!
Ciao M!
Che piacere e che onore essere interpellata su questo tema!
Beh, da dove iniziare…
Per prima cosa mi vien da dire che si legge per piacere, per staccare la testa dalle attività della quotidianità.
Arrivi la sera, pensi di essere stanca, invece vedi la copertina del tuo libro e subito ti domandi: “Ma cosa avrà mai da dirmi?” e così gli concedi le tue ultime energie e vedi che ti svegli, sei attenta, presa dalla voglia di sapere come va avanti, perché tutti siamo curiosi di sapere cosa esce dall’immaginazione degli altri!
Quindi per seconda cosa direi proprio che si legge per curiosità. Perché ti rendi conto che le parole chiamano altre parole, la fantasia viaggia a ritmi elevatissimi se è stimolata da altre realtà, inizi a immedesimarti nella situazione tanto che ti costa fatica rimandare la lettura al giorno dopo (o almeno dovrebbe essere così!)
Questo naturalmente per quanto riguarda i romanzi.
Poi ci sono i giornali…e allora leggi per informarti, per essere al passo coi tempi, per sapere cosa succede all’altro capo del mondo, in Italia o semplicemente la cronaca di dietro casa tua…ma può essere anche interessante sentire opinioni autorevoli riguardo a un tema, commenti di libri, spettacoli…la cronaca di una partita di calcio.
C’è tutto un mondo che ti si apre non appena provi a lasciare da parte la poca-voglia, la pigrizia, non appena dai fiducia a pezzi di carta affollati da tanti segni neri messi insieme!
E poi, la cosa che a me è sempre piaciuta, è quella di fare miei i libri…sceglierne una frase, un’immagine, magari una parola soltanto…ma quella sarà la parola che ti ha provocato più emozioni di tutto il libro messo insieme, perché per te, per la predisposizione d’animo del momento, vuol dire molto.
Magari un libro può darti, inconsciamente, la risposta che cerchi e che tu non avresti mai pensato di trovare proprio là…pensa che facile: la risposta l’hai sempre avuta sotto il tuo naso, l’hai cercata per tanto e poi si è rivelata essere nel posto apparentemente più inaspettato.
Credo che ormai leggere, prendersi un po’ di spazio per sè lontano dalla frenesia dei ritmi odierni, sia passato di moda…leggere, in un certo senso, vuol dire staccarsi dalla massa, rompere le righe dell’omologazione e osare…osare di pensare con la propria testa.
Leggere ti permette di farti un’idea, un patrimonio preziosissimo che nessuno ti potrà mai portar via!
S
Allora,
prima di tutto: facile (relativamente) spiegare perché si legge, altra cosa perché si scrive, almeno secondo me…
La prima cosa bella di leggere che mi viene in mente è la libertà che ti è data di immaginare la vicenda, i personaggi, i luoghi: per quanto precisamente possano essere descritti, ognuno ha il suo piccolo principe (benché in questo caso l’immagine di copertina omologhi fantasie e coscienze), ognuno ha il suo Zeno. Per quanto scontato e ovvio possa sembrare, la libertà di avere le MIE storie, i MIEI luoghi rimane una delle cose che più mi affascina di aprire un libro; quando (non spesso, non lo nascondo) riapro un libro per rileggerlo in tutto o in parte, sono geloso di ciò che mi ero immaginato alla prima lettura ed è frustrante vedere come Hollywood possa aver scelto attori e attrici per il remake di quel libro con lo stesso criterio della scelta di miss Italia…
Diversa, ma forse un po’ precoce per una terza media, è l’esperienza di rileggere un libro e scoprire che alcuni personaggi non sono più gli stessi: sono cambiati perché tu sei cambiato, perché sei tu che fai le regole e quelle stesse regole non sono rimaste ferme. Ed allo stesso tempo capisci in maniera diversa il libro nel suo insieme… Ecco questo è più difficile da spiegare…
Elemento non secondario benché a prima vista banale, uno dei piaceri di aprire un libro e sfogliarlo è effettivamente aprirlo e sfogliarlo: lo scorrere le pagine, il passarne una per una, l’atmosfera che si crea quando riparti da dove l’avevi lasciato… è bello leggere perché è bello quello che fai quando leggi, il momento in cui sei.
In ultimo [ebbene sì...], perché si scrive. Il fatto è proprio questo: non esiste per me una motivazione oggettivamente descrivibile del fenomeno: succede e basta. Per prima cosa è la necessità di dire la propria (su di un giornalino, un blog…), ma questo non deve necessariamente dire che altri debbano leggere quello che ti senti di dire. Nella mia breve e per alcuni aspetti vagamente patetica esperienza di scrittore, è il bisogno fine a sè stesso di mettersi giù a scrivere che mi ha spinto. E’ la chiarezza del vedere su carta la cose più o meno importanti che ti passano per la testa, anche solo per capire che non hanno alcuno peso. Altro non saprei cosa scrivere [ironicamente...] a riguardo: provare per credere…
Questo è quanto. Voglio precisare che ho volutamente evitato di leggere le risposte degli altri per non esserne influenzato: se qualcuno ha già scritto quanto ho scritto io, o ha dimostrato la stupidità di motivazioni come le mie, tanto meglio: qualcosa in più per dimostrare che leggere poco (come faccio io) fa male…
Spero di essere stato di qualche aiuto. Fammi sapere
G
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Commenti»
Ragazzi, io consiglio a tutti i romanzi di Wilbur Smith. Sono davvero interessantissimi, parlano maggiormente dell’Africa e sono suddivisi in sage che ripercorrono la storia di famiglie inglesi che di generazione in generazione hanno colonizzato l’africa tra avventure mozzafiato (ma ha anche scritto vari romanzi sciolti,principalmente sugli stessi argomenti). E’ una lettura puramente di svago, e le ore passano senza rendersene conto. Tuttavia non si tratta di solo svago. Alla fine di aver “divorato”questi racconti, la mia visione dell’Africa è radicalmente cambiata! Sono migliaia gli aspetti di questo affascinante continente che ignoravo completamente. E’ nato in me per esempio un profondo rispetto per popolazioni africane che neanche sapevo esistessero, o nel problema sudafricano dell’apartheid, attraverso una lettura piacevolissima ho studiato le guerre anglo-boere e i problemi derivati da esse,etc.
Posso dire di essermi innamorato di un continente che non ho mai visto, della sua natura, della sua gente e della sua storia. Ovviamente non è che una minima parte di ciò che costituisce l’estesissima ed eterogenea cultura africana, ma è stata un’infarinatura iniziale che mi ha decisamente aperto gli occhi a realtà da me assolutamente ignorate.
Vi consiglio quindi i libri di Wilbur Smith, romanzi d’avventura davvero appassionanti! (lasciate per ultimo il suo ultimo libro, “alle fonti del nilo” che è sicuramente quello che gli evenuto peggio, e c’è chi spettegolando afferma che non sia stato neppure lui a scriverlo!)
saluti