Qualche triste considerazione sul mondo in cui noi giovani ci apprestiamo ad entrare, e che dovremo per forza cambiare…
Da dove cominciare? C’è una lista talmente lunga di lati negativi che si fa fatica a fare un minimo di ordine! Allora parto dalla realtà che ci è più vicina, quella in cui ancora viviamo: la scuola.
La scuola è allo sbando. Quella che dovrebbe essere la fucina del popolo del futuro, fatica a mantenere un buon livello di alfabetizzazione. Gli insegnanti sono pochi, sottopagati e insoddisfatti. Le strutture non sono adeguate, i programmi nemmeno. Anche sotto il profilo educativo, oltre che prettamente didattico, è un disastro. Bullismo, vandalismo, assenteismo, negligenza, impunità sono all’ordine del giorno. Fin dalle fondamenta, il nostro futuro è gravemente minato.
La famiglia diventa un’istituzione ogni giorno più debole. Quello che costituisce il nucleo basilare della società, il suo fondamento, perde valore. Il matrimonio, già in crisi per il numero sempre più elevato di divorzi, diviene ora sempre più insignificante con l’istituzione delle coppie di fatto.
La religione, sempre meno praticata e sempre più strumentalizzata, è diventata un fatto più politico che spirituale. L’integralismo dilaga.
La nazione, l’Italia, patria da sempre di artisti, intellettuali, grandi cervelli, è divenuta quasi motivo di vergogna, per chi ancora sente un po’ di appartenenza nazionale, grazie ad una classe politica che ci ha reso ridicoli agli occhi stranieri.
La politica, che è diventata una specie di cancro interno, che mangia ogni anno miliardi di euro, che ha indebitato lo stato fino al punto che gli interessi superano la crescita dell’intera nazione, e che comunque non accenna a cambiare, per non privare la sua casta dei suoi succulenti privilegi.
L’economia, frenata da un gravame fiscale fin troppo alto che ha impoverito la maggior parte della nazione, schiava dell’importazione di energia e materie prime, del petrolio che è in mano ai tanto contestati paesi arabi, da cui siamo costantemente ricattati.
Ci aspetta un lungo e aspro cammino per risollevare una situazione che ha del paradossale. Un periodo che si prospetta difficile, che sarà segnato, io penso, da sconvolgimenti di ogni tipo: sociali, economici, diplomatici, religiosi.
Abbiamo ereditato un mondo che i politici di oggi, i sessantottini di allora in molti casi, avevano promesso di cambiare.
Quali conclusioni si possono trarre da queste riflessioni? Che è meglio che ci rimbocchiamo le maniche e ci diamo un po’ fare, perchè questa è una situazione che non ha futuro.
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Commenti»
Caro Paolo,
non so se sia tu l’autore dell’articolo qui sopra. E’ tristemente vero, assai deprimente e in poche righe descrive il mondo dove viviamo.
Il tuo scritto davvero esprime ciò che la maggior parte di noi pensa. Leggendolo però trovo un comune denominatore a tutti i mali: un affondamento (nel migliore dei casi) e una sparizione (nella maggior parte) dei valori etici e morali che per millenni hanno fatto da cardine di civilità e che ora sembrano un po’ retrò e politically scorrect. Quindi meglio non dire nulla se nascono i contratti matrimoniali a tempo determinato o se i politici sono sempre più alla ricerca del proprio benessere che quello della società che li ha eletti o se l’economia è diventata una caccia al tesoro più che al valore di lungo periodo.
I valori (e a mio avviso quelli della Bibbia, libro in assoluto più diffuso al mondo, sono ancora i più saggi) andrebbero ripresi, radicati e coltivati soprattutto nelle nuove generazioni in modo che crescano con un faro che li illumina e non in un buio in cui brancolare.
Alla prossima
Gheula
P.s Ho sentito tanto parlare di te da tuo nonno Renato e nonna Dada e ti ammiro profondamente…