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Cosa Nostra

ottobre 17, 2007 Inviato da berni in : Cultura, Politica

Il termine Mafia deriva dall’espressione dell’ arabo parlato,m? f?-ha significante “non c’è” o “non esiste”.. Insomma non se ne deve parlare. Questo non vuol dire che non esista. Lo testimonia la storia, la Cia (negli archivi che è stata costretta a rendere pubblici sono certificati i contributi dati da Cosa Nostra alla Cia nel tentativo di eliminare Fidel Castro) e purtroppo lo testimoniano i nostri politici…

cosa_nostra.jpg

Il nostro “grande uomo politico del dopoguerra” e senatore a vita Giuliano Andreotti ha esperienza nel campo: è stato sottoposto a giudizio due volte dalla procura di palermo per il reato di partecipazione all’associazione per delinquere di carattere Mafioso (Cosa Nostra). Data la mole di questioni in cui Andreotti nella sua lunga vita è riuscito a inserirsi, la procura di Palermo è stata costretta a dividere la sentenza in due parti: una per i fatti precedenti alla primavere del 1980 e una per quelli seguenti.

La sentenza della Corte di Appello di Palermo del 2 maggio 2003, parla di «una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980». Il senatore a vita è stato giudicato Colluso con la mafia, tuttavia il reato è caduto in prescrizione grazie alle ben note tempistiche della giustizia italiana. Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione), Andreotti sarebbe potuto essere condannato in base all’articolo 416, cioè all’associazione “semplice”, poiché quella aggravata di stampo mafioso (416 bis) fu introdotta nel codice penale soltanto nel 1982, con la legge Rognoni-La Torre.

I fatti sono però dimostrati tant’è vero che Lo stesso Andreotti ammise in aula l’incontro con Andrea Manciaracina, all’epoca sorvegliato speciale e uomo di fiducia di Totò Riina (il quale meriterebbe un post a parte, data la complessità della sua vicenda). La procura purtroppo non ha avuto modo di ricostruire il contenuto della conversazione, e Andreotti si è preoccupato di fornire una spiegazione molto esaustiva: Si era incontrato con il “picciotto” di un famigerato boss mafioso per discutere di pesca.. CAPITO COME CI FACCIAMO PRENDERE PER IL CULO?

Ma i rapporti con la Mafia, si sa, sono rischiosi.. Tant’è vero che un in seguito all’omicidio Pecorelli , il 6 aprile 1993, il pentito di Mafia Tommaso Buscetta, dichiarò che l’omicidio avvenuto 15anni prima era stato compiuto nell’interesse di Giuliano Andreotti.

Fu assolto in primo grado ma successivamente condannato a 24 anni di reclusione dalla Corte d’Assise s’Appello di Perugia, il 17 novembre 2002. La sentenza d’appello venne quindi annullata senza rinvio dalla Cassazione, annullamento che rese definitiva la sentenza di assoluzione di primo grado. (Mi piacerebbe molto riuscire a capire perche?!! se c’è qualcuno che ha informazioni in proposito sono molto ben accette)

Ma non voglio certo impuntarmi sul senatore a vita: ci sono altri che meritano queste attenzioni. ne sono venuto a conoscenza solo tramite internet (youtube in particolare) dato che nelle nostre televisioni non se ne sente molto parlare..

Non sono in grado di riportarlo con parole migliori di quelle di Marco Travaglio, quindi allego semplicemente il video e godetevi la piacevole (si fa per dire) storia…

Immagine anteprima YouTube

Bernardo

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    Qualche considerazione sugli ultimi sviluppi politico-giudiziari

Commenti»

1. Davide - 19 ottobre 2007

Ciao Paolo,
la connivenza fra politica e mafia è ormai accettata come cosa ovvia in questo nostro meraviglioso paese…le coscienze andrebbero risvegliate dal torpore mediatico e non in cui sono immerse. Io per parte mia, nel mio piccolo, ci proverò quando morirà Andreotti: darò un grande party a cui inviterò tutti i miei conoscenti e in cui si parlerà, fra un bicchiere e l’altro, dell’esimio trapassato. Questo – si capisce – ammesso e non concesso che Andreotti muoia: se fosse un highlander?
Se la festa non riuscisse a smuovere le coscienze, almeno mi rimarrebbe la consolazione di aver dato un buon party per una giusta causa…

Sull’Andreotti mafioso e la satira di cui – raramente – è stato oggetto, ti segnalo l’intervista – a parer mio insuperabile – che gli fece un inviato delle iene, Pif: la trovi sul sito delle Iene (credo), è imperdibile.

Ciao,
a presto.

Davide

2. nonnoren - 23 ottobre 2007

Sono stato a lungo incerto se partecipare o meno al dibattito sulle tante questioni sollevate dall’articolo in questione che, per l’importanza e l’attualità, richiederebbero un troppo lungo ( e quindi noioso) intervento – provo tuttavia a limitarmi all’esame storico-filologico della parola mafia.
Credo che l’etimologia araba, sostenuta da alcuni eccelsi ma ottusi professori sia errata, sia che si voglia far riferimento al citato
MA-FI-HA (non esiste) o a MAEH-FIL ( adunanza) o MAH-JAS
(vanteria). E vediamo il perchè:
La parola “mafia” o “maffia” è stata usata normalmente nel linguaggio
popolare italiano – in particolare nel Nord Italia e in Toscana – fino al
1860 per significare ” miseria, povertà” in senso spregiativo. Un vecchio modo di dire ” E’ uno che fa la mafia…” stava a indicare
chi, vestito modestamente, voleva pavoneggiarsi come un elegantone.
La conferma la troviamo nel Vocabolario della Lingua Italiana di Pietro Fanfani, edizione Le Monnier del 1865, pagina 892 che alla voce mafia scrive : “sost. fem. Miseria. E’ voce bassa del nostro popolo, la quale peraltro fu scritta anche dallo Zannoni nelle commedie”.
Ciò premesso arriviamo alla storia. Agli inizi del 1800 i Borboni crearono in Sicilia le Compagnie delle Armi, una specie di truppa ausiliaria volontaria destinata in teoria a coadiuvare le scarse forze di polizia dell’isola. I partecipanti a queste organizzazioni erano prevalentemente braccianti agricoli senza lavoro, sbandati senza mestiere e capi-bastone ( incaricati dei latifondisti per la direzione dei lavori agricoli). Nel giro di qualche decennio tali Compagnie divennero bande incontrollabili di delinquenti dediti sopratutto al furto di bestiame e al taglieggiamento sia dei contadini sia degli esercenti una piccola attività poduttiva.
Nel maggio/giugno 1860 Garibaldi e il suo Stato Maggiore prendevano contatto con quanti, in Sicilia, erano contrari al regime borbonico; le Compgnie delle Armi, avendo fiutato quale vento soffiava, si presentarono in massa ai garibaldini per arruolarsi
con la Spedizione dei Mille.
Agli occhi dei garibaldini ( per lo più operai, artigiani, studenti universitari e professionisti) le Compagnie delle Armi apparivano come una pittoresca raccolta di personaggi cenciosi e affamati – tanto da esclamare ” Ma chè Compagnia delle Armi ! Questa è la Compagnia della Mafia (miseria) !”
Da lì, in pochi mesi, il termine mafia gradualmente perse il suo significato originario per divenire “una raccolta di disperati poco di buono”. In verità l’aiuto delle Compagnie delle Armi ai garibaldini risultò prezioso dal punto di vista militare per l’ottima conoscenza del terreno, per la capacità di raccogliere e comunicare velocemente notizie sugli spostamenti delle forze borboniche e per l’ascendente (forse ottenuto con minacce e ricatti) che avevano sui contadini siciliani incerti ancora fra le promesse di Garibaldi e l’ignavia di Francesco II°.
Una volta unita la Sicilia al nascente Regno d’Italia gli aderenti alle vecchie Compagnie delle Armi, ora mafia, ripresero le loro attività criminose, i taglieggiamenti e i ricatti, a cui si aggiunse talvolta l’opera di mediazione nei conflitti sociali fra nobili latifondisti e contadini. La debolezza del Governo centrale, il mancato compimento delle promesse risorgimentali, l’espansione di un mercato prima prevalentemente autarchico contribuirono al rafforzamento della mafia che gradatamente si dotò di un codice d’onore e di comportamento, codice che, diversamente da quello sabaudo, era di facile comprensione e prevedeva una unica sanzione per i trasgressori : la morte.
Nel 1876 la lunghissima relazione degli Onorevoli Sonnino e Franchetti alla Camera dei Deputati usava per la prima volta la parola mafia in un atto ufficiale, cercando di spiegarne le cause e proponendo rimedi.
Sono passati centotrentuno anni ma siamo ancora a quel punto……

Per quello che riguarda il Senatore Andreotti non sono d’accordo con quanto raccontato; ma ne farò oggetto di un altro intervento perchè non voglio annoiarvi oltre.

3. "L'Italia secondo noi" - 24 ottobre 2007

Grazie per la descrizione storica della nascita della mafia e del suo termine, che ignoravo per la maggior parte. Mi farebbe piacere anche sapere perchè non è d’accordo con quanto scritto sul Andreotti.
Nello scrivere questo articolo sono andato alla ricerca dei fatti di cui avevo sentito parlare mille volte e di cui non mi ero mai informato. Gia i fatti cosi come stanno mi sembravano abbastanza aberranti, ma come ho scritto mi farebbe piacere se qualcuno mi potesse spiegare piu in dettaglio la vicenda.
Bernardo

4. Albe - 29 ottobre 2007

Mi unisco alla richiesta espressa da Bernardo per conoscere l’opinione su Andreotti di “Nonnoren”, che saluto calorosissimamente! ho trovato il suo commento interessantissimo.

5. Giovanni - 4 novembre 2007

perchè il senatore ha avuto la solita commistione tra intelligenza e culo nel farsi difendere da Giulia Bongiorno.
al ministero dell’ istruzione, che sia al governo la destra o la sinistra si preoccupano solo di debiti formativi o esami di recupero, ma nessuno pensa a sintetizzare il programma di storia in 4 anni per dedicare l’ ultimo alla seconda metà del XX secolo, fa comodo lasciare tutto nell’ oblio congedando i maturandi con il classico “finite di studiare la seconda guerra mondiale a casa”, ma forse il problema sta proprio nel fatto che la storia della secoda metà del novecento non sia ancora stata scritta..

6. nonnoren - 8 novembre 2007

Ho sempre il dubbio di annoiare troppa gente, riprendendo l’argomento Mafia e Andreotti. Ma, come si dice, ogni promessa è debito.

Credo che sia necessario continuare l’esame storico dello sviluppo della Mafia, che avevamo lasciato nel 1876, quando era ancora una
organizzazione criminale presente solo nel Sud Italia, legata ad una economia prevalentemente agricola.
Nel ventennio successivo la grande ondata migratoria dalla Sicilia agli USA mise in contatto la massa di contadini affamati con un tipo di società che da una parte – fornendo grandi possibilità di lavoro salariato – garantiva condizioni di vita molto migliori di quelle possibili in Italia ; ma dall’altra scardinava i primitivi concetti morali
che condizionavano la famiglia contadina siciliana in tutti i suoi comportamenti. E qui i primi esponenti mafiosi ebbero buon gioco a
farsi carico dei problemi degli immigrati, a mediare nei loro rapporti con le autorità americane, a contribuire decisamente all’isolamento
della comunità emigrata – aiutati in questo dalla struttura vetero protestante della società statunitense. Così la mafia poteva far rispettare il suo elementare codice d’onore ai contadini divenuti operai e contemporaneamente adattare l’attività criminale alle esigenze del nuovo mondo, così lontano da quello agricolo e pastorale della Sicilia.
Dal Maggio 1915 l’Italia partecipava alla prima guerra mondiale, mettendo in moto per la prima volta, in virtù delle tragiche vicende belliche, un processo massiccio di amalgama e di aggregazione delle genti del Sud con quelle del Nord. Oltre quattro milioni di giovani siciliani, calabresi, lucani, campani, pugliesi vennero trasportati dai loro paesi al nord con le interminabili tradotte militari;
vennero assoggettati alla dura disciplina dell’esercito e messi in contatto con altrettanti milioni di giovani piemontesi, lombardi,veneti.emiliani, toscani. Da questo incontro nacquero nuove idee, nuovi costumi, nuove speranze per il Sud Italia.
La mafia non era coinvolta in quegli eventi : si limitava a dare asilo, sui monti della Sicilia,ai disertori e renitenti alla leva sapendo che gli stessi sarebbero poi diventati “picciotti” di facile comando.
Con il 1918 i giovani smobilitati del Sud rientravano nei loro paesi, appunto con idee, abitudini ed esigenze nuove che mettevano in difficoltà la mafia. Di questa situazione approfittò il fascismo qualche anno dopo, inviando in Sicilia il Prefetto Mori che, con mano molto pesante, ridusse notevolmente il fenomeno mafioso pur senza annullarlo del tutto..
Nel 1919 nasceva il Sen. Giulio Andreotti e credo che sia opportuno dedicare anche alla sua biografia alcune righe:
- di famiglia cattolica, studente esemplare, laureato nel 1921, appartenente all FUCI Federazione Universitari Cattolici Italiani, presidente della stessa dal 1942 al 1944
- collaboratore nel 1942 e 1943 della Rivista del Lavoro, mensile fascista; poi nel 1944 collaboratore del giornale clandestino antifascista ” Il Popolo” ; iscritto alla Democrazia Cristiana e membro del Consiglio nazionale della stessa dal 1945
- eletto alla Costituente nel 1946, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dal 1947 al 1954, fedelissimo di De Gasperi, e poi…… Ministro dell’Interno, Ministro delle Finanze,Ministro del Tesoro, Ministro della Difesa dal 1954 al 1966……e poi Ministro dell’Industria, di nuovo Ministro della Difesa, Ministro del Bilancio e della Programmazione, Ministro degli Esteri, Presidente del Consiglio dal 1966 al 1992.
Nessun uomo politico italiano ha mai raggiunto e mantenuto per tutta la vita un tale livello di potere !
Ma dobbiamo tornare un momento alla mafia che, negli anni dell’ultima guerra, aveva visto il suo potere molto indebolito in Sicilia; mentre negli Stati Uniti aveva acquistato un peso e un potere
inimmaginabile. Sfruttando le altrui debolezze ( paura, omertà, risentimento verso l’ordine costituito) ed i vizi ( alcool, prostituzione, droga) aveva messo insieme un impero finanziario; per gestirlo aveva assunto per la prima volta le sembianze di una società segreta; aveva ripudiato lo stesso nome di mafia che ricordava troppo la miseria di un tempo e lo aveva cambiato in Cosa Nostra; tuttavia mancava ancora qualche cosa che potesse essere considerato utile per avvicinare le potenti lobbies wasp.
L’entrata in guerra degli USA nel 1941contro l’Italia fascista ne fornì l’occasione.I vertici mafiosi, ben più intelligenti e preparati dei fascisti nostrani, compresero subito che gli Stati Uniti avrebbero vinto la guerra e, come avevano fatto i loro bisnonni delle Compagnie delle Armi con Garibaldi,si misero a disposizione dell’esercito americano garantendo il pieno successo di uno sbarco in Sicilia, oltretutto con pochissime perdite. L’alto comando USA valutò con molta attenzione la proposta, controllò nei dettagli le capacità dei mafiosi e decise di sbarcare in Sicilia, anzichè in Yugoslavia come avrebbe voluto Churchill.
Conoscendo l’esatta disposizione e tutti gli spostamenti dell’esercito italiano in Sicilia ( informazioni volentieri fornite ai mafiosi giunti clandestinamente dai picciotti che non avevano dimenticato la repressione del Prefetto Mori ) lo sbarco riuscì pienamente e in pochi giorni tutta la Sicilia fu occupata dagli alleati, accolti ovunque
benevolmente dalla popolazione.
Poi la mafia dovette affrontare un grave dissidio interno : le famiglie
mafiose siciliane tradizionali, appoggiate dagli inglesi, volevano unirsi agli indipendentisti e fare la repubblica Trinacria separata dall’Italia, mentre le famiglie mafiose americane consideravano, a ragione, questa scelta politica come irrealizzabile e pericolosa.
Tuttavia dal 1945 al 1950 alcune zone della Sicilia furono controllate dal cosidetto esercito indipendentista siciliano, guidato
dal bandito Salvatore Giuliano.
E qui torniamo al giovane Andreotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in una Italia in ginocchio, appena uscita dalla guerra ,
non certo in grado di fronteggiare gli indipendentisti siciliani che godono anche dell’appoggio delle classi abbienti, spaventate dal
rapido sviluppo del Partito Comunista in Sicilia.
Nel 1947 un grande assembramento di braccianti e contadini poveri che vanno ad occupare le terre dei latifondisti a Portella della Ginestra viene attaccato dal quasi esercito di Salvatore Giuliano che compie una vera e propria strage.
Il Governo De Gasperi è in difficoltà, socialisti e comunisti protestano,
ma non ci sono i mezzi ( polizia) per far rispettare la legge italiana.
Andreotti suggerisce a De Gasperi di non prendere decisioni affrettate, ma di avviare il recupero della legalità in Sicilia a gradi,
rassicurando da una parte i braccianti e i contadini poveri circa la volontà del governo di fare la riforma agraria e garantendo ai latifondisti che le terre espropriate saranno comunque pagate al giusto prezzo. Quanto al bandito Salvatore Giuliano saranno gli stessi mafiosi contrari agli indipendentisti a sistemarlo. E così avviene nel 1950 a Castelvetrano – anche se per qualche tempo l’uccisione di Giuliano sarà ufficialmente dovuta ad una operazione di polizia.
Negli anni ‘60 Andreotti è Ministro della Difesa ed a lui fanno riferimento gli uomini del SIFAR, il Servizio Segreto Militare. L’Italia è in piena ripresa, il tenore di vita migliora anno per anno; c’è solo un ma : il Partito Comunista Italiano, col suo ossequio alle direttive dell’URSS, rappresenta – agli occhi dei conservatori, della Confindustria e di una larga fascia di DC – un pericolo, una minaccia per le istituzioni democratiche. Il Generale dei Carabinieri De Lorenzo con l’accordo dei principali esponenti del SIFAR organizza un golpe neofascista per mettere fuori legge il partito comunista, contando anche sulla tacita approvazione di Andreotti ( che più di una volta ha avuto atteggiamenti anticomunisti).
Ma il Ministro della Difesa interviene immediatamente usando un gruppo di ufficiali dei carabinieri di cui ha piena fiducia. De Lorenzo è arrestato, il SIFAR è sciolto, la democrazia è salva.
Analogo atteggiamento sarà tenuto da Andreotti ( di nuovo Ministro della Difesa) nel caso della strage di Piazza Fontana a Milano : denuncerà pubblicamente Giannettini,un ufficiale dei nuovi servizi segreti che ha tramato con gli attentatori per creare una situazione favorevole ad un colpo di stato.
Nel 1978 vi è il caso Moro, sequestrato dalle cosìdette brigate rosse.
Andreotti è Presidente del Consiglio e deve decidere se dar seguito alle richieste dei brigatisti per salvare la vita di Moro. Nella DC, nel PSI e in genere fra i moderati prevale la volontà di trattare e salvare Moro : si crede che Andreotti – che ha sempre sostenuto di essere disponibile a trattare con chiunque anche se “questo non vuol dire che io ne condivida le idee” – sarà daccordo.
Andreotti consulta il Generale Dalla Chiesa, sente il parere di Berlinguer, Segretario del PCI e decide che un governo democratico non può trattare con un gruppo di banditi; anche se questa linea mette in pericolo la vita altrui.
Moro viene assassinato e Andreotti offre al PCI di partecipare al governo, mentre ordina al Generale Dalla Chiesa di combattere e stanare i brigatisti con tutti mezzi. La DC respinge la proposta di far partecipare i comunisti al governo e nel 1979 Andreotti si dimette da Presidente.
In questo periodo vi è anche il caso del giornalista Pecorelli, redattore e proprietario di un giornale romano, O.P. Il Pecorelli è probabilmente il portavoce segreto di qualche politico italiano ed
è anche in contatto con esponenti della CIA, del KGB e del MI2;
ha fonti che gli forniscono notizie in anteprima, è in grado forse di estorcere denaro da personaggi molto potenti non solo in Italia;
riesce a pubblicare ( prima che sia noto a chiunque) il cosidetto “memoriale Moro”, una serie di cartelle scritte in parte a mano con una calligrafia simile a quella dell’On. Moro e in parte dattiloscritte, scoperte dagli uomini del Generale Dalla Chiesa nel covo brigatista di Milano.
Nel 1979 Pecorelli viene assassinato a Roma da sconosciuti; nel 1982 il Generale Dalla Chiesa viene assassinato a Palermo dalla mafia.
Nel 1991 Andreotti è, per l’ultima volta, Presidente del Consiglio. Una sentenza della Corte di Cassazione rimette in libertà molti mafiosi : Andreotti convoca d’urgenza il Consiglio dei Ministri per emanare un decreto legge col quale i mafiosi vengono immediatamente riportati in carcere.
Nel 1992 Andreotti ha settantadue anni ed è candidato a divenire Presidente della Repubblica; ma ha ormai troppi nemici anche fra i suoi compagni di partito;non diventerà Presidente della Repubblica anche perchè sono partite intanto le prime indagini della magistratura a carico di Andreotti, basate su dichiarazioni dei pentiti collaboratori di giustizia che dicono di aver saputo da altri mafiosi che il presidente ha avuto rapporti amichevoli con esponenti di Cosa Nostra e che ha utilizzato i loro servizi per far uccidere Pecorelli. Nel corso del processo uno dei pentiti, Baldassare Di Maggio, dichiarerà di aver ricevuto dallo Stato per la sua collaborazione ben cinquecento milioni di lire e di essere in attesa di ricevere un altro miliardo !
Andreotti non si sottrae al processo, anzi ai processi di Palermo e Perugia e viene assolto in entrambi i casi nel 1999. Nel 2002 viene condannato nel processo di appello davanti alla corte d’assise di Perugia a ventiquattro anni di carcere. Nel 2003 la Corte di Cassazione, su richiesta del Procuratore Generale accoglie il ricorso della difesa e annulla senza rinvio l’ultima sentenza. Andreotti non è più colpevole.
Mi pare che a questo punto si possano trarre delle conclusioni :
il Senatore Giulio Andreotti ha gestito la cosa pubblica italiana per cinquantaquattro anni ; è stato a volte l’uomo dei compromessi, delle mediazioni sia in politica interna che in politica estera ; ha avvicinato e contattato centinaia di migliaia di persone di ogni specie e risma ; ha avuto nelle mani un potere enorme e certamente ha scontentato tante persone quante ne ha accontentate ; ha avuto molti amici anche troppo palesi e moltissimi nemici anche troppo nascosti ; certamente non ha mai avuto bisogno di ricorrere alla mafia per portare a termine un disegno politico, avendo a disposizione ben altri mezzi più efficienti e più riservati ; è stato sostenuto nel suo lunghissimo cammino politico dalla convinzione
( giusta o sbagliata che sia) di agire nell’interesse dell’Italia.
Lasciatemi finire con un ricordo personale ed una citazione latina :

Ho conosciuto Andreotti quando era Ministro della Difesa ( non da vicino, e nemmeno da lontano, ma da lontanissimo) e io ero Vicedirettore della Banca Italo Israeliana. Andreotti aveva la fama di essere filoarabo – ma intanto firmava le licenze di esportazione di materiale bellico italiano in Israele. A chi si lamentava del suo filoarabismo rispondeva ” petrolio ! ” e a chi lo accusava di essere filoisraeliano diceva ” embè, so’ dei nostri ! ”

Ed ecco la citazione latina
IN CASO DI TEMPESTA ” malo malo malo
quam fidere carbasa palo ”
PREFERISCO AFFIDARE LE VELE A UN BIRBANTE INTELLIGENTE
PIUTTOSTO CHE A UN GALANTUOMO STUPIDO.
E scusatemi per il troppo tempo che vi ho fatto perdere.

7. nonnoren - 8 novembre 2007

Errata corrige : alla riga n. 41 dall’inizio, in luogo di ” 1921″ leggi
” 1941 “

8. Davide - 8 novembre 2007

Ho letto con molto interesse i commenti di Nonnoren che dimostra di esser persona colta e conoscitrice di ciò che parla.
Tuttavia proprio cotanta precisione e competenza mettono in risalto – negativo – l’imprecisione e la pressapochezza di questa affermazione, che traggo dal precedente commento:

” [Andreotti non si sottrae al processo, anzi ai processi di Palermo e Perugia e viene assolto in entrambi i casi nel 1999. Nel 2002 viene condannato nel processo di appello davanti alla corte d’assise di Perugia a ventiquattro anni di carcere. Nel 2003 la Corte di Cassazione, su richiesta del Procuratore Generale accoglie il ricorso della difesa e annulla senza rinvio l’ultima sentenza.]

Andreotti non è più colpevole.”

Pongo in risalto l’ultima frase ed scrivo una parola e una data che nella riconstruzione di Nonnoren manca:

- prescrizione e 1980.

Attendo commento in proposito.

Cordialmente,

Davide

9. Davide - 8 novembre 2007

Peraltro rammento solo ora il fatto che bernardo nel suo post aveva già ampliamente ed esaurientemente spiegato la questione che ho riassunto nell’espressione “prescrizione-1980″.
Il fatto che Nonnoren l’abbia de facto ignorata, bhe, non è carino…

In postilla: tra un birbante intelligente e un galantuomo stupido scelgo la terza via: un galantuomo intelligente, e non mi si venga a dire che “terzium non datur”…

Davide

10. nonnoren - 9 novembre 2007

Non vorrei entrare in un dibattito su Andreotti; ma chiarisco – come da legittima richiesta di Davide – che non ho citato la ” prescrizione 1980 ” proprio perchè era perfettamente descritta nell’articolo base di Bernardo e non intendevo certo fare una disamina delle varie motivazioni delle varie sentenze.
A me sembrava importante che alla fine della anche troppo lunga esposizione si notasse la coincidenza :
1991 Andreotti fa approvare d’urgenza il decreto legge che ricaccia in carcere i mafiosi liberati da una sentenza della Corte di Cassazione 1992 i pentiti e i collaboratori di giustizia cominciano
a parlare di Andreotti…
Quanto al “malo malo malo” ne riparleremo quando un galantuomo intelligente si affaccerà alla finestra della politica…. ma temo che dovremo aspettare un bel po’.

11. Gennariello Squazzaglione - 12 maggio 2009

E’ ora di dire basta alla putrida omerta’ e al puzzone
complicissimo oscurantismo classico italiano: la massoneria del
Grande Oriente d`Italia ( per fortuna gia´ politicamente piu´
equilibrata grazie al furbastro, magnamagna, ma, per fortuna, anti
piduista, Gustavo Raffi), la massoneria schifosissimamente
fascistissima nonche´ neopiduistissima della Gran Loggia d´Italia
degli Alam del mega protettori di supetr killer mafiosi Luigi
Pruneti, i Mussoliniani dei Rotary e i ( nazi) Lions clubs, hanno
come propria pricipale attivita´ IL MEGA RIICLAGGIO DI DANARO
MAFIOSO, CAMORRISTICO, NDRANGHETARO, DELLA SACRA CORONA UNITA E DI
VARIE MAFIE DELL´EST EUROPEO, COME COSI´ ANCHE DI ALTRE MAFIE DEL
SUDAMERICA. E poi, a seguire, hanno pure i loro soliti
satanistissimi progetti di annientare tutti i Cristiani ( specie se
Cattolici) della Terra, professionalmente, socialmente, ma anche
fisicamente. Volete degli esempi sulla loro pricicpale attivita’ :
riciclaggio di danaro super assassino? Eccone un primo ( solo un
primo, ma forse, poi…….). Furbastro, malavitosissimo,
criminalissimo Aldo Acquistapace di Credit Suisse e’ un super
cocainomane broker usatissimo dalla Ndrangheta, Mafia e anche
Camorra. Ed e´ pure assoluto maniaco sessuale, spendente 200 euro
in prositute ogni notte ( prove a tal pro, a palatissime). Gia´
egli spallone di soldi della mala milanese, piemontese e ligure,
gia´ egli orchestrante servizi di fatture false in combutta con suo
fratello in quel di Londra ( ove il fratello stesso risiede a detto
scopo ladron/criminalone), dal 95 in qua, ha egli collaborato
tantissimo con l´avvocato Giuseppe Melzi, noto civilista usatissimo
da ndranghetari super assassini e con Paolo Sciume´ noto a tutti
come il banchiere di Cosa Nostra, a scopo di super riciclaggio di
danaro killer. Furbastro criminalissimo Aldo Acquistapace di Credit
Suisse e´ una munnezza finanziaria unitissimo a assassini di ogni
tipo. E´ egli anche usatissimo da massoni varii di estrema destra
tipo il citato, nazistissimo convinto , super mandante di omicidi
varii, Luigi Pruneti della Gran Loggia d´Italia. Suoi avvocati al
momento, sono l´avvocato Paolo Grasso, porco di Cosa Nostra,
vicinissimo a Matteo Messina Denaro e mega riciclatore di danari
killer sempre per lui, ma non solo e l´avvocato Paolo Gianotti,
usatissimo dalla mafia italo/americana. Aldo Acquistapace di Credit
Suisse il suino mexicano piu´usato dalla Ndrangheta, Mafia, ma
anche Camorra, come cosi´ dalla Massoneria Berlusconiana
nazifascistissima, a scopo di riciclaggio di danari colanti fiumi
di sangue di morti ammazzati! Ed e´inutile, di nuovo, che il
Berlusconicchio mafioso massone nazifascista suo avvocato
complottardo putrido corrottissimo e viscidissimo, avvocato Paolo
Grasso, vicinissimo al mafioso numero uno al mondo, Matteo Messina
denaro, muova meet up di Beppe Grillo varii ( ma Beppe Grilo si
fa´infiltrare da mafiosi assassini del foro tipo l´avvocato Paolo
Grasso, addirittura legale di Matteo Messina Denaro e del porco
ladrone magnamagna Girolamo Sirchia? roba da film comico7
demenziale al massimo). E´ inutile che mandi egli in giro tr.ie
massoniche varie del web, nickantesi, a volte, ben appunto, anzi,
mal appunto, morosita, come altre, idiota lercia criminalissima
depistantissima sgualdrina cessa Aurelia Gavioli in realta´ attrice
pornografica nazista, attricetta “pornazista” Simona Premoli, con
studi cosidetti “pornazi”, a Milano, in viale Umbria 8 con tel
02.55181678. Studi in societa´ con l´altro maniaco pornografico e
nazista Max Mosley ( e´in uscita infatti il prossimo film di Simona
Premoli, prodotto da Max Mosley in persona, con titolo “Io, tu,
Noemi e Silvio, waglio´ che por..naz..o” film numero due, dopo che
il primo fu il famosissimo “Max Mosley, son Simona Premoli,
acchiappami e perche´ no? azzannami, anzi “an” “naz”..ami”; titoli
lunghi, lo so´, ma significanti….). Appello quindi a Beppe
Grillo: ocho Beppe Grillo, la massoneria assassina, e la sua
figghia, la mafia, puo´ super inflitrare anche te, lo sta gia´ stra
facendo e puo´rovinarti tutto, T-U-T-T-O!! Chiariamoci ancor di
piu´: lo ha gia´ fatto. Vedi la puttanona filocamorristica pallista
puzzona Aurelia Gavioli/morosita/Simona Premoli che ti ho appena
citato a tal pro. La verita´ non si fa’ mettere sotto da nessuno.
Specie quando viene da antimafiosi e anti massoni di tipo criminale
come me, che per via della stessa, e del suo vero Kapo, ossia il
bastardo super assassin mandante Silvio Berlusconi ( non per niente
a mafia e massoneria deliquenziale, da sempre, untissimo, anzi, da
sempre, assoluto schifosissimo simbolo sciacqua danaro killer), han
perso propri carissimi e ingiustissimamente. Google ” omicidio
massonico”, “suicidio massonico”, “incidente mortale massonico” ”
malasanita´ massonica” ” congiura massonica” ” minaccia massonica”
” complotto massonico” “trama massonica” “macchinazione massonica”
“irretire massonico” ” l´omicidio massonico tutti lo vedono tranne
gli inquirenti”. and this just to start. For more ragguagli, soon
back. Meglio morto che sotto voi: meglio M-O-R-T-O. Mortooooo.
Gennariello Squazzaglione by Napulitana Investigations srl di
Totonno Cicorione, Quartieri Spagnoli, Naples, real Italy, se ci
complotti, troppo, contro


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