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“Vivisezione?”

novembre 26, 2007 Inviato da Mic in : Scienza

L’articolo di oggi prende spunto da un volantino che mi è stato dato per la strada. C’è la faccia triste di una scimmia dietro le sbarre di una gabbia, e un testo che spiega come sia stata sottoposta a torture ingiuste e inutili.

Incuriosito, sono andato a guardare il sito dell’organizzazione che voleva sensibilizzare contro la vivisezione, e ho deciso di mettermi a scrivere.

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A favore della vivisezione.

Vorrei essere chiaro. Non sono assolutamente d’accordo che gli animali vengano maltrattati, che siano fatti soffrire.

Però, proprio studiando, mi rendo conto sempre più che la ricerca può difficilmente fare a meno delle sperimentazioni sugli animali. Ovviamente è tutto strettamente controllato da leggi molto severe, e molte delle crudeltà del passato sono oggi evitate. Ma per ogni cosa, dal cercare un nuovo farmaco, a cercare di capire come insorgono i tumori, sono richiesti dei passaggi di sperimentazione animale.

Si chiama “sistema modello”, e consiste nell’organismo in cui si può più facilmente studiare un determinato meccanismo. E questo è un passaggio fondamentale, di cui non possiamo fare a meno, che ci permette di capire i meccanismi generali, per poi poterli trasferire e applicare all’uomo.

Quelli che si dichiarano contro la vivisezione, adducono come motivazione che “gli esperimenti sugli animali non solo non sono necessari, ma sono anche inutili, e spesso, dannosi, poiché fuorvianti.”

Ma questo è falso.

J. Monod, vincitore del premio nobel per la medicina nel 1965, affermò che “quel che è valido per un batterio è valido anche per un elefante”, e lo dimostrò proprio con il suo lavoro. Infatti, le scoperte a cui arrivò studiando i batteri, sono fondamentali per tutti gli organismi.

Con questo non voglio dire che in nome della scienza si debbano compiere crudeltà nei confronti degli animali. Il Giappone, ad esempio, continua ad aggirare una moratoria sulla caccia alle balene sfoderando un improbabile programma di “ricerca scientifica”, che si propone di “ studiare come l’ecosistema marino venga condizionato dalle abitudini del cibo dei cetacei”. Al termine del programma di ricerca scientifica, poi, la carne dei capi catturati viene venduta sul mercato. Ma in questo caso, più che parlare di “caccia scientifica”, sarebbe meglio chiamare le cose con il loro nome: carneficina a fini commerciali.

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Commenti»

1. Robba - 26 novembre 2007

mi piacerebbe vedere se tutti quei simpatici animalisti che tanto si scannano contro la sperimentazione sugli animali poi quando prendono un raffreddore si fanno tante domande su come si è fatta ricerca per sviluppare il farmaco che useranno per alleviare i loro dolori….credo che gli uomini siano animali, ma un passo sopra agli altri. Se grazie alla ricerca su 1000 topolini riesco a trovare una cura anche per sole 10 persone, mi spiace per i 1000 topolini, ma sono più che d’accordo.

2. sach - 26 novembre 2007

Concordo in pieno… oltre al fatto che anche i farmaci per gli animali stessi provengono da ricerche fatte su altri animali, o sbaglio?
Chiaramente nei limiti nei limiti del rispetto delle cavie. Il macello per scopi scientifici, quello è il problema da combattere, non la sperimentazione legale e controllata.

3. Ettore Fiumara - 14 aprile 2009

Sono pienamente d’accordo. Ma perché la Rete è stracolma di siti
animalisti (beati loro che hanno tutto questo tempo!) mentre per
trovare questo articolo ho dovuto impiegare un bel po’ di tempo?
Tengo a preecisare che amo gli animali e mai mi son sognato di
maltrattarne qualcuno. Ciò che detesto è l’ideoloia animalista.
Pericolosissima come tutte le ideologie, tant’è che ottengono norme
di legge assurde che nei fatti proteggono gli animali lasciando in
pericolo gli uomini. Il motivo è molto semplice: sono ben
organizzati, sostenuti finanziariamente dal business che vi sta
intorno (molto più ampio di quello che sostiene la vivisezione) e,
soprattutto, VOTANO! Ettore Fiumara, Cosenza.


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