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Quanto vale la democrazia?

dicembre 3, 2007 Inviato da Mic in : Libertà, Politica

Come tutti sapete, in Russia si sono appena svolte le elezioni, che, come era stato previsto, hanno sancito la vittoria di Russia Unita, ovvero del partito di Putin.

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Si parla però già di brogli elettorali: i parititi d’opposizione hanno denunciato numerose irregolarità, e il partito comunista, secondo per numero di voti, ha minacciato di non voler entrare in Parlamento, con l’obiettivo di invalidare le elezioni.

Dubbi sulla validità del voto vengono anche da parte degli USA, mentre l’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, insieme agli osservatori inviati dal Consiglio d’Europa, affermano che le elezioni per la Duma russa “non si sono svolte in modo corretto e non hanno rispettato molti degli impegni presi a livello di Osce e di Consiglio d’Europa ne’ gli standard democratici”.

A mio parere, però, il problema dei brogli è solo l’ultimo (almeno in ordine cronologico) dei problemi: dei 35 partiti che avevano presentato domanda, la Commissione Elettorale ne ha ammessi solo 11, escludendo il principale partito di opposizione, Altra Russia. Il leader stesso di Altra Russia, Gary Kasparov, è stato arrestato insieme a decine di altri militanti mentre tentavano di manifestare contro Putin.

Lo stesso commissario Ue per le relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, riferendosi al periodo di campagna elettorale, ha affermato: “Abbiamo osservato violazioni dei diritti fondamentali, come liberta’ di espressione e di associazione”.

La domanda che sorge spontanea allora è: ma perchè i russi non si lamentano? Aldilà dei (presunti) brogli elettorali, Putin infatti ha ottenuto un elevatissimo consenso.

Le risposte sono semplici: Putin ha risollevato il paese, ha avviato una lenta ricostruzione del paese, l’economia è in crescita, gli stipendi pubblici sono aumentati e pagati con regolarità.

E allora poco importa che la democrazia venga meno. Che da quando Putin è al potere, oltre una decina tra giornalisti e esponenti dell’opposizione siano stati uccisi, e i casi siano ancora irrisolti. Che Putin abbia concentrato nelle sue mani il potere politico, togliendo ad esempio con un decreto l’eleggibilità dei Governatori delle varie regioni della Russia, e nominando personalmente i sindaci di Mosca e San Pietroburgo. Che Putin non sia nemico della libertà di parola, ma che, a detta di Ponomareva, che ha lavorato per Putin durante la sua prima campagna elettorale, “trovi assurda l’idea che qualcuno abbia il coraggio di criticarlo pubblicamente”. Che, in poche parole, in Russia si possa vivere liberamente, a costo di non criticare le autorità.

La democrazia costa. Spesso, come dimostrano Cina e Venezuela, può anche essere di intralcio a una facile crescita economica.

E la mia domanda è: quanto vale la democrazia? O quanto è facile rinunciarvi, in cambio di un benessere economico?

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Commenti»

1. nonnoren - 4 dicembre 2007

E’ vero, la democrazia non è un optional,ma…..
Credo che, prima di dare un giudizio sul risultato elettorale che ha confermato il potere e la linea politica di Putin, ci si debba rifare alla storia e soprattutto alla geografia della Russia.
Da quando esiste un nazione russa ( 1462) la sua storia è contrassegnata da un gran numero di riforme avanzatissime e da un altrettanto grande numero di restaurazioni autoritarie. Parlando di Russia ed in particolare di Pietro il Grande, rousseau scriveva ” … alcune delle cose che fece risultarono buone, ma per la maggior parte risultarono essere balorde. Ha visto che il suo popolo era barbaro, non ha visto che non era maturo; l’ha voluto civilizzare quando sarebbe stato invece necessario disciplinarlo….”
Nel 1864 lo zar Alessandro II° introdusse la giuria popolare nei tribunali penali, ammise le donne agli studi superiori, università comprese, triplicò in un anno il numero dei licei e delle università. Nel 1861 lo zar Alessandro III° affidò alla polizia il controllo delle Università, bloccò l’accesso agli studi superiori agli ebrei, affidò alla nobiltà latifondista tutte le decisioni in campo amministrativo.
La rivoluzione del 1917 portò alla soppressione di tutte le attività commerciali e finanziarie “borghesi” con l’obbiettivo finale di far comparire lo strumento base di queste, cioè il “denaro”.
Un decreto del dicembre 1919 stabilì che tutta la popolazione in età dagli otto ai cinquanta anni dovesse saper leggere e scrivere non solo il russo ma anche la lingua della minoranza cui apparteneva; nello stesso momento la proprietà terriera era abolita e il lavoro agricolo era affidato ai contadini poveri ( bednjak) e a quelli medi ( serednjak). Il risultato fu che i raccolti scesero da 74 milioni di tonnellate del 1913 a 18 milioni; la produzione industriale si ridusse al 14% di quella del 1913 ; banche e commercio non avevano più alcuna rilevanza.
Nel 1921 Lenin ripristinò gran parte delle norme caratteristiche dell’economia capitalista; nel 1928 Stalin revocò le disposizioni di Lenin … e così via.
Dal punto di vista geografico oggi la Russia è uno Stato che occupa oltre 17 milioni di Kmq con una popolazione di 145 milioni di abitanti ed una densità di 9 abitanti per Kmq. ( per fare un piccolo confronto l’Italia ha una densità di 189 abitanti per Kmq. con un massimo di 2612 a Napoli e un minimo di 38 a Nuoro; la Russia ha un massimo di 141 abitanti per Kmq a Mosca e un minimo di o,1 abitanti nella regione dei Ciukci). Mi pare che queste premesse siano sufficienti a giustificare qualche intervento con mano pesante da parte delle autorità russe : credo che sia necessario per il mondo avere una Russia con un governo stabile, con una economia fiorente e con buone prospettive di futuro sviluppo – anche se questo può costare al popolo russo qualche sacrificio nel campo delle garanzie politiche.

delle garanzie
e un minim

2. Alvise - 6 dicembre 2007

Come dice la mia vicina russa qui ad Amburgo: i Russi vogliono uno Zar, è sempre stato così e lo sarà ancora per molto. Putin è quello che stanno cercando. La democrazia pura e semplice in Russia non è mai esistita, non almeno sul modello (teorico) occidentale. E non ne sentono eccessivamente il bisogno, soprattutto nelle immense campagne russe, dove la semplice sopravvivenza decorosa è quanto chiedono in cambio di un voto, così era sotto lo Zar, così era sotto il Politburo, così è sotto il Presidente della Federazione.


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