Se qualcuno non lo sapesse, non se ne fosse accorto o se ne fosse semplicemente dimenticato, siamo ormai alle soglie delle (anticipate!!! penso sia bene ricordarlo) elezioni dei nostri rappresentanti alla Camera e al Senato della Repubblica. Per dirla in due parole e un numero, elezioni politiche 2008.
Ebbene sì, i prossimi 13 e il 14 aprile tutti gli aventi diritto saranno chiamati ad esprimere la propria preferenza riguardo il partito che governerà l’Italia nei prossimi, si spera, quattro anni1 cinque anni.
La campagna elettorale che si è svolta nelle ultime settimane non ha assunto toni accesi, salvo qualche piccola polemica su candidature controverse e battute di dubbio gusto, anzi, si potrebbe pensare che sia passata senza lasciare traccia o quasi, e con ben poco sentimento.
Ad ogni modo, quello che è emerso in queste settimane è che sostanzialmente se la giocheranno in due, Partito Democratico a sinistra e Il Popolo della Libertà a destra. Veltroni candidato premier per il primo, Berlusconi per il secondo.
L’altro dato che è emerso, quello più inquietante, è che la differenza di preferenze tra i due partiti non è tale da garantire la stabilità del governo, portando a due possibili scenari: che si crei in breve tempo un governo d’intesa tra maggioranza e opposizione oppure che si ripeta la triste sequela di voti di fiducia che ha caratterizzato il governo precedente, la sua conseguente inefficacia e la sua inevitabile caduta.
Sapendo bene la classe politica quali siano i sentimenti del popolo italiano nei suoi confronti, e sapendo che il ripetersi di un’esperienza come quella del biennio passato porterebbe a rispolverare la “ghigliottina“, è, più che auspicabile, molto probabile che il prossimo governo sarà una coalizione di partiti moderati.
La cosa non piace nemmeno a me, ma, vuoi per colpa di chi l’ha fatta2, vuoi per colpa di chi non l’ha cambiata3, vuoi per colpa di chi non l’ha fatta cambiare4, questa è la legge elettorale, e questi i suoi effetti. Così è e così ce la teniamo, per ora.
In ogni caso, qualsiasi partito vinca, non c’è alcun dubbio che non avrà vita facile. Andiamo verso un periodo di recessione e di imprevedibili cambiamenti geopolitici, economici e sociali. Il nuovo governo dovrà avere il coraggio, oltre che il necessario numero di deputati e senatori, di adeguare il paese alle situazioni che si presenteranno, anche a costo di risultare impopolare.
L’Italia ha perso gran parte del suo prestigio internazionale a tutti i livelli, diventando il fanalino di coda del mondo ricco e industrializzato. All’estero non si parla più di noi come “pizza spaghetti mandolino” ma come “mafia spazzatura pirati della strada“.
Ed è un peccato. Meritato al 100%, ma un peccato.
Ecco allora cosa dovremmo pretendere non dal prossimo governo, ma dai prossimi governi: che ridiano dignità al paese con riforme vere, non contentini di qua e di là. Che taglino i costi dove si può, ma che li aumentino anche, dove si deve. Che contrastino il precariato, ma applichino rigidamente la meritocrazia. Che potenzino le infrastrutture, ma controllino gli appalti, e avanti di questo passo.
Insomma, che non abbiano paura di dare, ma nemmeno di togliere.
Finisco di annoiarvi con un appello: andate a votare. Astenersi, invalidare le schede, dare scheda bianca significa rinunciare a dare governabilità al paese. E non è di questo che abbiamo bisogno.
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1 - Errata corrige, grazie marina. Per la verità 5 anni è la durata della legislatura, e quindi, si suppone, del governo. In realtà su 16 legislature dal 1948 ad oggi, nemmeno un governo è durato l’intera legislatura! (Maggiori info al riguardo).
2, 3, 4 – N.d.R. Fatti e riferimenti non sono assolutamente casuali
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Commenti»
(bentornato sach!)
Noi siamo pieni di speranze…
…ma come mai speriamo che duri quatto anni?
Mi ricordavo cinque – però se lo dici tu mi viene il dubbio!
comunque non vedrei tragico un governo di moderati: ci serve proprio tanto qualcuno che ci "traghetti" fuori da questo periodaccio!
I nostri politici non sono ancora abbastanza maturi per arrivare ad un accordo dopo un dibattito, difficile che trovino interessanti le idee di qualcun altro troppo distante da loro – anche se una maggiore varietà di proposte arricchirebbe di certo la nostra politica.
Noi però non abbiamo una politica: forse è meglio farle rifare le elementari e sperare che un gruppetto di prudenti abbozzi qualche cambiamento…
Ho corretto… grazie!
Riguardo la nostra politica, hai tristemente ragione. Ma si sa mai che qualcuno legga queste quattro righe e venga illuminato. Tutto può succedere.
In effetti… E’ tutto da vedere. Un vago segnale di cambiamento, a mio avviso, c’è già.
Questa volta, se non altro, un po’ di partiti minori (quei partitini roditori parassiti di cui penso sia stufo chiunque) correranno da soli: sarà più difficile per loro raggiungere una soglia minima e forse sarà la volta buona che scompariranno, lasciando il posto ai partiti veri e propri (intesi come la prima cosa che ci dovrebbe balenare in mente quando sentiamo la parola "partito", non so se mi spiego). In caso contrario basterà l’insofferenza dei cittadini (che in questi mesi ha raggiunto livelli inauditi) a farli sparire un po’ alla volta, o perlomeno a fermarne la nascita.
bel blog