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Tutta questa maledetta Violenza

maggio 10, 2008 Inviato da sach in : l'italia secondo noi

Di recente sono stato lontano dal blog perchè ho avuto poco tempo scrivere e per informarmi.

Nonostante questo, sto seguendo con un certo interesse le discussioni tra Berlusconi e Bossi, quelle sulla Fiera del Libro di Torino, quelle sulle Olimpiadi, anche se sono ormai passate di moda pare.

Ma soprattutto mi sono soffermato sul numero impressionante di episodi di violenza che ogni giorno aumentano.

È incredibile. Davvero.

Violenze contro bambine, ragazze, donne, bambini, ragazzi, uomini, figlie, mogli, figli, perpetrate da bambine, ragazze, donne, bambini, ragazzi, uomini, madri, padri, amici.

Accendo la tv per ascoltare le notizie, e sono pervaso da un senso di nausea sentendo che

un padre ha violentato la figlia per anni tenendo lei e i frutti del terribile incesto segregati in cantina.

Che dei ragazzi di sedici anni hanno violentato una bambina di dodici.

Che dei ragazzi di vent’anni hanno picchiato a morte uno di trenta.

Che dei ragazzi di quattordici anni hanno dato fuoco alla testa di un compagno costretto in ginocchio.

Che una madre ha venduto tre figli ad un branco di pedofili.

Che dei bambini di dodici anni hanno violentato una bambina di otto.

Che delle ragazze di quindici anni hanno picchiato a sangue un’amica coetanea.

Mi si chiude lo stomaco. Non capisco. Perchè? Perchè lo fanno? Da dove nasce questo macabro gusto di vedere altri soffrire per propria mano? Da dove arriva questo bisogno di violenza?

Eppure chi fa queste cose ne va fiero. Se ne vanta con gli amici. Si filma e rende i suoi gesti pubblici su internet, esaltandosi all’idea che tutti sappiano cos’è stato capace di fare.

Rabbrividisco. Non posso credere che la società in cui vivo sia malata a tal punto da aver prodotto individui di ogni età, sesso, religione, estrazione sociale nella cui testa qualsiasi cosa è lecita, qualsiasi prepotenza legittima se non addirittura piacevole e gratificante.

Qual’è il meccanismo che sta alla base di tutto questo? E come può essere cambiato?

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Commenti»

1. monossido - 11 maggio 2008

sembra semplice retorica ma anche io quando sento queste cose mi chiedo perchè….dove hanno origine follie come queste
è realmente colpa della società attuale o è l’essere umano che ha sempre avuto dei "pezzi" difettosi?!

2. nonnoren - 11 maggio 2008

Giusto, quale è il meccaniismo che sta alla base dei tanti atti di violenza, descritti sin nei minimi dettagli da giornali e TV ?
Credo che un primo elemento da prendere in considerazione sia il retaggio lasciatoci dai nostri lontani ( non poi tanto) antenati. Non possiamo dimenticare che appena ventimila anni fa la grande migrazione del nostro avo Homo sapiens sapiens dall’oriente raggiunse l’Europa attraverso il passo di Krapina ( in Croazia) e si scontrò con l’ Homo neanderthalensis.
Risultato : il nostro avo trovò il suo (relativamente) simile molto, ma molto buono soprattutto dal punto di vista alimentare. Le centinaia di crani ritrovati nella zona dell’incontro, tutti forati in modo simile , sono la prova che
il cervello del Neanderthal era considerato squisito – non so se cotto o crudo – dal Sapiens. Che ovviamente risultò ben nutrito e vincitore.
Voglio dire che dentro ognuno di noi, maschio o femmina, adulto o bambino, c’è sempre uno spazio oscuro dove sonnecchia l’istinto atavico di aggressione e violenza che ha garantito la sopravvivenza della nostra specie per tanti millenni.
Ma, mi si può rispondere, oggi la situazione è molto cambiata,
l’uomo e l donna si sono evoluti e la lotta per la sopravvivenza è attenuata e comunque incanalata su precise strade ben determinate dalle leggi : allora quale può essere il perchè dei ripetuti atti di violenza presenti nel civile mondo moderno ?
Bene, sono così vecchio da ricordare cosa era la società italiana negli anni fra la prima e la seconda guerra mondiale :
molti padri gestivano l’educazione dei figli usando la frusta ( o la cinghia dei pantaloni) come mezzo di emendamento ;
nelle scuole elementari le maestre e più ancora i maestri rendevano lucida l’attenzione degli scolari usando il righello battuto ritmicamente sulle dita dei distratti e rinfrescavano la memoria degli scolari un po’ incerti nella dizione dei brani poetici con sonori schiaffoni; nelle campagne era normale la violenza sessuale esercitata dai maschi anziani sulle femmine giovani della famiglia ; la legge stessa riteneva che i cosidetti motivi di onore giustificassero il marito che uccideva la moglie
e che lo storpiamento della stessa fosse tuttalpiù un "eccesso di mezzi di correzione"; nelle osterie avvenivano ogni giorno pestaggi a sangue fra ubriachi che terminavano a volte solo quando le ossa di molti contendenti erano rotte…….e potrei andare avanti per un pezzo !
Di tutto quanto sopra i giornali allora non c’era notizia un po’ per l’occhiuta censura e un po’ perchè tali fatti non facevano notizia per i lettori.
Mi pare che tutti i gravissimi episodi di violenza avvenuti in questi ultimi tempi siano stati evidenziati e talvolta amplificati
dai grandi mezzi di informazione. E temo che questa "amplificazione" possa essere la fonte di nuove violenze e di nuovi soprusi; infatti molti soggetti, soprattutto giovani, tendono a considerare le notizie di cronaca nera come una traccia da seguire per la propria affermazione.
E alcuni, che non sono in grado di frenare quell’istinto atavico che sonnecchia nel lato oscuro del nostro animo, vogliono emulare gli atti criminali per ottenere anche l’ambito premio di essere citati alla TV.
Con questo non voglio dire che la censura di certe notizie sia utile; ma certamente che un uso più attento dei mezzi di informazione potrebbe fornire un aiuto al freno della violenza.
Naturalmente il freno maggiore dovrebbe venire da una più attenta educazione scolastica, specialmente nelle scuole elementari insieme a interventi più severi e più rapidi di sanzione a carico dei colpevoli.
Per concludere credo che sia giusto dare un segnale di allarme per i fatti di violenza dei nostri tempi ma insieme sia opportuno considerare quanto a questo proposito siano migliorate le condizioni di vita dai tempi della mia infanzia e giovinezza.


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