Dopo cinque anni di prigionia. Provate a immaginare cosa voglia dire passare dai 20 ai 25 nelle mani di terroristi: per quanto bene possano trattarvi, avete perso cinque anni della vostra età migliore.
Escludo qualsiasi considerazione politica, bentornato Gilad!
Oggi è la giornata degli indignati, indignatos, ecc. In pratica in tutto il mondo occidentale ci sono manifestazioni di persone che chiedono un rinnovamento della politica e della gestione economica dei rispettivi paesi e delle istituzioni supernazionali.
Per l’Italia l’espansione di questo genere di movimenti è fondamentale dato che la nostra politica è immobile e perde ogni giorno di più credibilità da parte di elettori, organismi politici internazionali, istituzioni economiche e finanziarie mondiali. (continua…)

il prete con la svastica al braccio
Dopo i Lefebriani (spero di averlo scritto sbagliato, ma sapete tutti a cosa mi riferisco), ecco un altro bell’episodio che mette (ho sentito un dovrebbe?) seriamente in imbarazzo il Vaticano.
Nel giorno del ricordo della Shoà, Yom a Shoà, questo personaggio qui accanto si è divertito a salutare i fedeli che uscivano dalla messa con una svastica al braccio, probabilmente pensando a quanti ne sarebbero rimasti dopo un bel rastrellamento che avesse finalmente epurato la sua bella parrocchia degli elementi troppo poco ariani, troppo poco sani o troppo comunisti, che poi è la stessa cosa…
Sarebbe ora che il Vaticano prendesse una posizione forte di condanna di questi episodi, invece di sedere tranquillamente al tavolo con il signor Ahmadinejad.
Ma poi, il Lefebriano negazionista, che fine ha fatto? E’ ancora indisturbatamente vescovo?
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Ricordo che domani è il 25 Aprile!

Scudi umani
We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the Pursuit of Happiness.
Parole scritte nel 1776 da Thomas Jefferson nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti e ribadite da Martin Luther King nel suo famoso discorso “I Have a Dream“, che in questi giorni, con l’elezione di Barak Obama a presidente, prendono vita.

Obama
Non so se Obama sarà in grado di portare il mondo fuori dalla crisi economica, se saprà contribuire alla pace in medio oriente, alla soluzione della guerra in Iraq e a tutte le altre cose cui andrà incontro dal prossimo Gennaio, quando insedierà la Casa Bianca.
Quello che so è che un uomo di colore, figlio di un Keniota emigrato in America, il 4 Novembre 2008 è stato eletto con larghissima maggioranza a presidente degli Stati Uniti d’America. Segno che questo paese, pur con tutti i suoi scheletri e le sue contraddizioni, è ancora in grado di dare al mondo intero vere lezioni di democrazia.
Se qualcuno non lo sapesse, non se ne fosse accorto o se ne fosse semplicemente dimenticato, siamo ormai alle soglie delle (anticipate!!! penso sia bene ricordarlo) elezioni dei nostri rappresentanti alla Camera e al Senato della Repubblica. Per dirla in due parole e un numero, elezioni politiche 2008.
Ebbene sì, i prossimi 13 e il 14 aprile tutti gli aventi diritto saranno chiamati ad esprimere la propria preferenza riguardo il partito che governerà l’Italia nei prossimi, si spera, quattro anni1 cinque anni.
La campagna elettorale che si è svolta nelle ultime settimane non ha assunto toni accesi, salvo qualche piccola polemica su candidature controverse e battute di dubbio gusto, anzi, si potrebbe pensare che sia passata senza lasciare traccia o quasi, e con ben poco sentimento.
Ad ogni modo, quello che è emerso in queste settimane è che sostanzialmente se la giocheranno in due, Partito Democratico a sinistra e Il Popolo della Libertà a destra. Veltroni candidato premier per il primo, Berlusconi per il secondo.
Questa volta, l’articolo che vi proponiamo, è leggertmente diverso. Perchè, pur partendo sempre da riflessioni sul mondo in cui ci troviamo a vivere, si risolve in una domanda.
Partiamo da qualche considerazione: la situazione politica italiana è un disastro (a voi quantificarne l’entità1); la situazione economica non è messa meglio. Aggiungiamo l’ingerenza della chiesa in entrambe e un sistema di informazione sempre più vuoto di contenuti (ma in fondo, di Carla Bruni e Sarkozy interessa a qualcuno?). Ma soprattutto, l’assoluta mancanza di volontà di cambiare le cose da parte di chi di dovere.
Date queste premesse, eccovi la domanda:
C’è qualcosa che possiamo fare, senza assistere impotenti e passivi a quello che (ci) succede?
A questa domanda non abbiamo una vera risposta, e anzi confidiamo nelle vostre proposte.
Un breve messaggio per ricordare che oggi, 27 gennaio, è la giornata della memoria.
Il 27 gennaio del 1945 infatti furono abbattuti i cancelli di Auschwitz.

Ricordiamo oggi quanto in basso possa cadere l’uomo, e usiamo la memoria perchè non succeda più nel futuro.
Il presente purtroppo ci dice che atrocità del genere continuano ad accadere in luoghi a noi lontani, e che potrebbero ripetersi anche più vicino.
Ricordate. Ricordate di ricordare.
Come tutti sapete, in Russia si sono appena svolte le elezioni, che, come era stato previsto, hanno sancito la vittoria di Russia Unita, ovvero del partito di Putin.
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Si parla però già di brogli elettorali: i parititi d’opposizione hanno denunciato numerose irregolarità, e il partito comunista, secondo per numero di voti, ha minacciato di non voler entrare in Parlamento, con l’obiettivo di invalidare le elezioni.
Dubbi sulla validità del voto vengono anche da parte degli USA, mentre l’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, insieme agli osservatori inviati dal Consiglio d’Europa, affermano che le elezioni per la Duma russa “non si sono svolte in modo corretto e non hanno rispettato molti degli impegni presi a livello di Osce e di Consiglio d’Europa ne’ gli standard democratici”. (continua…)
di m!c
Dopo le tante brutte notizie che si leggono sui giornali, finalmente una buona nuova.

Il 15 Novembre, infatti, l’ONU ha approvato la risoluzione sulla pena di morte. Certo, non è tutto finito, perchè ora il testo dovrà passare all’assemblea generale, dove sarà votata verso metà dicembre.
Si tratta comunque di un enorme passo avanti, contando che l’Italia è da 13 anni che porta avanti questa battaglia, e che i precedenti tentativi erano tutti falliti. Siamo quindi molto contenti di questo successo, italiano, dato che il nostro paese si è fatto forte promotore di questa iniziativa, e mondiale.
Tuttavia, forse non bisogna lasciarsi prendere troppo facilmente dall’entusiasmo. Questa risoluzione ONU di fatto non abolisce la pena di morte. E se è vero che la pena capitale è barbara e disumana, spesso è solo la punta di un iceberg molto più inquietante.
Mi spiego meglio: se la Cina giustizia 10000 persone all’anno, la colpa non è della pena di morte, ma di tutto il sistema giuridico che ci sta dietro. I problemi alla base sono così enormi ( il fatto che la magistratura non sia indipendente dal partito comunista, che la legge sia applicata arbitrariamente e che all’imputato siano negati numerosi diritti) che discutere della pena di morte diventa quasi superfluo. Oltre al fatto che, moratoria o no, la Cina continuaerà a mandare a morte.
E allora, è tutto inutile? Direi proprio di no. Perchè di fatto questa moratoria permette all’organo più rappresentativo della comunità internazionale di fare pressione affinchè la pena capitale venga abolita.
E anche se ne serviranno molti altri, è un fondamentale primo passo.
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